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PRIMI ABITATORI DEL COMPRENSORIO VATICANO Quando i primi uomini arrivarono in questa contrada, i grandi rivolgimenti tellurici avevano già avuto luogo.Erano comparse e poi di nuovo scomparse gigantesche catene di montagne. Gli sconvolgimenti climatici erano già finiti e la terra offriva un clima temperato e tiepido: gli inverni erano e le estati calde, ma non più asfissianti.
La Sicilia si era distaccata per depressione o frattura dal resto del continente e l’estrema punta, che in origine era anche divisa dal continente dea un canale pliocenico che nella depressione di Marcellinara, tra il golfo di Sant’ Eufemia e di Squillace, univa il mare Tirreno al mare Ionio, come testimoniano le sabbie marine ed i numerosi fossili che si rinvengono negli stati delle montagne, si era definitivamente unito, per continua emersione, all’altro troncone dell’Italia.Era scomparso il gruppo d’isolette, denominate <<Arcipelago d’Aspromonte>>, e il grande ngolfo della <<Piana>>, che si estendeva tra il monte Sant’Elia e la punta di Capo Vaticano.Il mare quindi si era già ritirato entro i suoi confini attuali e nella roccia del quaternario dormivano il sonno eterno della morte giganteschi cetacei come quello messo in luce il 10 Settembre 1970 dal Prof. Giuseppe Leuci, nei pressi del villaggio di Santa Domenica, a circa 10 metri sul livello del mare e alle falde di una montagna di sabbia.Il suolo, infine, si era coperto di una ricca vegetazione e era popolato da una fauna abbondante, tra cui si potevano ammirare bellissimi esemplari di specie in gran parte ormai scomparse.La nostra terra spontaneamente doveva dare i suoi frutti se in epoca storica gli antichi la chiamarono con i nomi di Ausonia, Enotria, Morgezia, Chonia, Italia, Brezia o Bruzi, Calabria, nomi tutti che significano terra dell’abbondanza, terra del vino, terra delle messi d’oro e dell’ambrosia.Attratti della feracità del luogo, dell’abbondanza dei pascoli, dalla ricchezza delle acque, dalla salubrità del clima alcune tribù di stirpe pre-italica , dopo essersi aperto un varco attraverso la fitta boscaglia al seguito di branchi di animali, di cui si nutrivano, fissarono la loro dimora nella zona collinare di Torre Galli. Questa zona divenne un centro di produzione di terrecotta, si formò ben presto una popolosa borgata che ebbe usi e costumi propri, come fa fede ancora oggi la sua necropoli con gli innumerevoli sepolcri sparsi in un’area di circa quattro chilometri quadrati.Con l’aumento e la perfezione della produzione certamente questa tribù avrà sentito il bisogno di allacciare rapporti sociali e commerciali con altri popoli.Fu cosi che questi primi abitanti, affascinati da nuove prospettive e nuove conoscenze incominciarono una lenta discesa verso il mare strisciando lungo la valle dei torrenti “Vrace” e “Ruffa”. La spiaggia ricca di seni e di facili approdi si prestò ai primi contatti con gli esperti naviganti che già da secoli percorrevano le rotte costiere del nostro mare tirreno.Cosi ben presto la fama dell’industrie tessili, di armi e di ceramiche di Torre Galli si diffuse nel Mediterraneo. Le spiagge delle Formicole, di Turiano, di Torre Ruffa, di Grotticelle e di Santa Maria indubbiamente in tempi molto remoti conobbero un traffico commerciale notevole e di portata mondiale. Su queste spiagge, infatti, barattarono la loro merce gli abitanti di Torre Galli d’apprima con i Liguri-Umbri e i Siculi e poi con i primi coloni greci. Ercole stesso, infatti, vi approdò e costrui un grande porto a cui diede il suo nome, in una delle insenature più belle e più ricche della costa di Capo Vaticano. Sull’esistenza di questo porto non vi sono dubbi perché verso la fine del sesto secolo AC fu una fiorente colonia Locri, quando questa città stretta tra Crotone e Reggio Calabria, straripò sul versante Tirreno, occupando Hipponion (Vibo Valentia) e Medma, in cerca di uno sbocco sul mare, sia perché di esso ci parlano scrittori dell’antichità come Stradone che la descrive con questa parola: “Quando sarai giunto navigando nei pressi di Porto Ercole, giri intorno agli estremi confini d’Italia. Esso è, infatti, non lontano dal promontorio Vaticano (Capo Vaticano).” |