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LO SPERONE DI CAPO VATICANO Lo sperone che, partendo dalla grande catena dell’Appennino calabrese, si avanza nel mare Tirreno, come una piccola penisola, prende il nome di Capo Vaticano. Esso è limitato a nord dal fiume Angitola, a sud–est dal fiume Mesima e ad est dal pianoro del Monte Poro, il quale raggiunge la sua cresta più alta, 708 metri sul livello del mare, nei pressi del santuario della Madonna del Carmine, vicino al villaggio di Maroniti nel comune di Joppolo, ed e costituito da rocce di età diversissima, ma tutte interessanti.
L’ossatura risulta formato da rocce cristalline, rappresentate specialmente dallo gneis.Queste rocce contengono abbondante feldspato che a volte è caolinizzato, come nei pressi di Parghelia, altre volte è solido e compatto. In entrambi i tipi di gneis si trova abbastanza frequentemente il granato rosso, l’almandino il quale forma spesso delle macchie nella roccia.Tutta la massa del Capo Vaticano è formata da quattro terrazzi: il primo, si eleva dolcemente fino a 100 metri sul livello del mare e partendo da Parghelia arriva fino ai petti di Coccorino; il secondo, s’innalza dai 100 ai 200 metri, raggiunge l’altipiano di Fitili, alto circa 400 metri, e quello di Drapia che s’innalza dai 250 ai 350 metri; il terzo forma i piani di San Giovanni, Caria e Spilinga fra i 430 e di 450 metri; il quarto, infine, copre la cresta ed i piani del Poro, si riattacca a quello di Vibo Valentia e va dai 500 metri in su. Di essi soltanto il primo a noi interessa perché il nostro argomento è limitato al solo territorio della punta di Capo Vaticano che racchiude gli 8 villaggi: Ricadi, Orsigliadi, Brividi, San Nicolò, Lampazzone, Barbalaconi, Ciaramiti e Santa Domenica.Essi tutti assieme formano il comune di Ricadi che confina a nord col comune di Tropea, a sud col comune di Joppolo, ad est col comune di Spilinga e con quello di Drapia, dal quale resta diviso dal fiume Vaticano, detto comunemente Ruffa, e ad ovest col mar Tirreno. Questo posto, preferibile ad ogni altro per bellezza ed amenità, Giuseppe Berto cosi scrisse: < … appena la vidi, seppi che quella dalla quale si scorgevano quelle magiche isole era la mia seconda terra e qui sono venuto a vivere. Sta su di un promontorio alto sul mare, una punta di granito troppo vecchio che si sfalda precipitando, tempeste improvvise si spostano a sbattere venti selvaggi, qualche volta freddi quando vengono dal nord, e qualche volta caldi, quando arrivano dall’Africa vicina. Conosco il lungo cammino che il sole fa in un anno spostando il punto del suo tramonto:il 12 Agosto scende giusto nel cratere dello Stromboli, il 23 Settembre sparisce dietro la Panarea, il giorno dei morti va giù proprio dietro la punta più alta di Vulcano, e poi mentre l’inverno si approfondisce a mano a mano sposta la fine delle giornate sempre più corte verso la sottile striscia di Milazzo, finché a Gennaio riprende la sua strada verso settentrione arrivando nel pieno dell’estate a sparire la sera molto più a nord dello Stromboli.Nelle giornate particolarmente limpide ho due Vulcani nel giro dei miei occhi: Lo Stromboli di fronte all’Etna sulla sinistra, imponente pur nella sua grandissima lontananza.A nord ho l’aperto golfo si Sant’Eufemia con sullo sfondo le montagne dietro Amantea e sopra Cetraro e forse anche sopra Praia, dove sono già Basilicata. A sud ho il raccolto golfo di Gioia, chiuso dalla catena appenninica che si eleva nell’Aspromonte subito prima di rompersi nella spaccatura dello Stretto.La notte tutta la sponda di fronte è una catena di luci, sempre più luci e sempre più vive, perché i paesi si ingrandiscono, si distendono sulle rive, si arricchiscono di lampade al neon luci lungo tutto un arco lunghissimo che termina nel lampeggiare stanco del faro di Milazzo, in mezzo battono con ritmi diversi le luci dello stretto, i fari bianchi di Scilla e di Messina, le lampade rosse dei porti e dell’elettrodotto. E’ un panorama stupendo. E quando il giorno dalla punta del mio promontorio guardo gli scogli e le spiaggette 100 metri sotto il mare limpidissimo che si fa subito blu profondo, so di trovarmi in uno dei luoghi più belli della terra>.Su questa punta sono situate una stazione della Marina Militare, una Caserma della Guardia di Finanza, entrambi oggi abbandonate e cadenti, un Faro ed un radio-faro efficienti e modernamente attrezzati. Il Faro è di terza categoria con sorgente luminosa elettrica ed ottica girevole con periodo di 20 secondi diviso in quattro lampi. Esso ha una portata di 31,8 miglia ed un’altezza del punto focale di 108 metri sul livello del mare. Il radio-faro emette un segnale del posto ogni quattro ore.Procedendo dalla costa verso l’interno, il territorio di Capo Vaticano presenta allo sguardo una vasta ed amena pianura coperta di alberi, per la maggior parte fruttiferi, con parecchi vigneti e molte casette sparse; quindi continuando va sempre gradatamente elevandosi verso levante e dove sale descrivendo dei colli, dove scende e poi di nuovo torna a salire formando piani e colline solcati da piccoli torrenti più o meno profondi.Sulla parte più alta, in aperta pianura, sorge il villaggio di Ricadi, che ha dato il nome a tutto il comune . Seguono poi a tramontana le frazioni Lampazzone e Barbalaconi e scendendo da Ricadi verso il mare le frazioni Orsigliadi, Brivadi e San Nicolò. Questi sei villaggi restano tutti al di qua del fiume Vaticano; al di là di esso, hanno vita le frazioni di Ciaramiti, il piccolo di tutti gli otto villaggi, sito nell’erta scoscesa di un colle, e Santa Domenica che si adagia nella bassa pianura sottostante.Il clima in generale è temperato e salubre: fresco e gradevolissimo nella stagione estiva e poco rigido durante il periodo invernale. Essendo infine, tutto il territorio bastantemente elevato l’occhio può liberamente spaziare dai vicini colli dell’Acqua Fredda al mare aperto, nel quale, come immobili relitti, si scorgono al centro le Isole Eolie, a sud l’ultima catena degli Appennini con tutte le adiacenze che formano l’amena riviera della Calabria meridionale al di qua del faro di Messina ed a nord la continuazione degli Appennini con le adiacenze marittime della Calabria settentrionale. |